Poesie - diapostrofo

Diapostrofo — Vinifico

Con questa lunga poesia, mi sono voluto divertire inserendo, per assonanza ed onomatopea, il nome di alcuni vini italiani, vitigni o etichette famose. Questo perché, il vino, è una delle più antiche forme di distrazione, e cela cieli e terra, dentro di sé.

Ne ho citati 53 , e mi hanno pure ripreso mentre la declamavo, in uno scantinato di Monza.

Riesci a trovare tutti e 53 i vini?

Ah, in fondo al post, trovi il video!

 

Diapostrofo -- Vinifico

Vinifico

Al telefono del sano buon vino
il fu compagno e la fu compagna
diè vita a quel bel “pruritino”
senz’amor o sfarzi. Quale lagna!

A tratti lustro a tratti fosco
un giusto elogio alla campagna
alla su’ ombra, nebbia e bosco
e a’ filari della vite magna.

Quella linea libera, il tu… tu…
la buia, muta attesa s’attarda
-Pronto Chi Anti?- -L’è Grain? Sei tu?-
-Sì! Son’io – – è la sua voce, bonarda!

-L’ho sentita, non faccia il barbera!
Si sfurzat di essere più dolcetto
d’alba fin’ ai tocchi scuri della sera.
-Non volevo farle un difetto

come aglianico pare mi tratti
il suo piglio così aleatico
non può che indurmi, a conti fatti,
in uom refosco, poco simpatico.-

-senta un po’, mio bel morellino
il passito, ahimè, or’è passito
non le giova, caro il novellino
trattarmi in modo così ardito.

Così audace, rude e lambrusco.-
-Non sia troppo, con me, malvasìa
nero d’avola è ‘l sogno che busco
impegnomi, affinchè brut non sia.

dal buio il sogno di lei avere
vigilando su di esso come gufo
della sua persona di nuovo godere
aspettare? Ero tufo! Greco di tufo!-

-La ricordavo assai barbaresco
il mio cuore ha davvero scosso
ha valcalepio il mio cuor manesco
ed ora è simil a corvo rosso.-

-e forza allor giunga al bel pinot
con l’auto sua che l’aria offende
dove canta nel meriggio il merlot
c’è un cannonau ver, che l’attende-

-Mi scusi lo scortese grignolino
mi vien proposto, mi mondi se fallo,
di giocar frascati, in angolino,
nel nebbiolo, al prendilo e dallo.-

-(sì, esatto!) No, diamine, giammai!
Ma, forse, ricorda il “pruritino”
quando, alfin, in fondo la tocai
era tutta, disse, un vermentino.-

-O brunello! Mi sentii vernaccia
là terminammo bevendo bocchino
e tutto lei e la sua faccia
eravate d’un bel rosso rubino.-

-Quale potente getto primitivo!
Buttafuoco nel corpo e nell’alma
versaste, con sguardo assai schivo
la vostra lacrima di morro, calma.

-Lei, così teroldego rotaliano,
già sangiovese sui corpi chini…
trebbiano corto! Correrà la mano
sopra i nostri colli piacentini-

-Mia donnas, non sarà un biferno
ma, oltrepò! Sarà un bel viaggio
sulle torrette del piacer eterno
come api ubriache in maggio-

-Dolceacqua mia! Mi’ monferrato!-
-Già pregusto languide, langhe ore
in bracchetto. Con il nostro palato
prosecco, emozioni e tremore.-

-Tesi come corde di bardolino
anelo a Lei!- – Diva da palco
aspetto, dov’il sol fa capolino
nel verdicchio, laggiù a Montefalco

tra Montepulciano e il verduzzo.
Conero su di lei, puntuale.-
-Mio cilento è l’ultimo spruzzo,
d’acqua di rose sul bianco grembiale

in tempo giusto per non dar sambuca
e raggiungerla, dove accordato,
là dove il sole dal monte sbuca
ma nel frattempo zitto, e moscato!-

tu…tu…tu…attacca la sua cornetta
qui chiude la linea seducente.
bere, leggere senza troppa fretta,
leggere e bere, sempre
molto responsabilmente.

Spero che ti sia [email protected] a leggere questa poesia, se vuoi sentirla recitata, ecco il video!

 

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