Franco Arminio poesie

Franco Arminio — Cedi la strada agli alberi

Usti.

Scopro questo libro alla fiera dei librai indipendenti di Bergamo, un posto grazioso pieno di gente simpatica.

Lì uno dei librai, mi indica tre autori da leggere assolutamente: Kent Haruf, André Dubus, e questo Franco Arminio.

I primi due me li aspettavo, l’ambiente alterntivo li sta coccolando da un po’, ma quest’ultimo mi era nuovo completamente.

Ora, se lo avessi incontrato DOPO aver letto la sua biografia, probabilmente mi sarei costruito un bel po’ di pregiudizi, e avrei finito per non comprarlo.

Invece, eccomi qui, a leggerlo con piacere, e a scriverne.

Arminio, bresciano d’origine, mo’ vive in un paesiello in Irpinia, e riporta nel suo Cedi la strada agli alberi una serie di poesie legate a doppio filo con la terra, la vita sulla terra.

La natura.

Le cose vecchie, disperse, dimenticate. Fuori dall’occhio di bue che illumina solo le grandi città.

La realtà “off-line” che, mi spiace dirlo, ma è l’unica realtà reale (qualsiasi cosa voglia dire realtà reale).

E non è solo semplice “provincia”, ma è la cura degli uomini verso il territorio che li ospita.

Perchè lo fanno? Fatica, sofferenze, lo Stato lontano per non sporcarsi il vestito buono, la gioia o la disperazione per un raccolto andato male, il cielo che regola le giornate.

Il terremoto.

Forse perchè quando lavori la terra, e lo fai da qualche decina di generazioni, non ti serve un concetto di “casa”, perchè già hai una tua “tana”, un tuo rifugio.

Quella stessa terra è la tua casa. Non le mura, non il salotto con il Padrepio e il Papagiovannipaolosecondo e il Crocefisso e la Televisone, non è la cameradaletto con latrapuntaalluncinetto. Ma sono i campi, gli alberi, le colline, gli insetti, le serpi, la tua casa. La terra che vivi è la tua casa.

E non alzi la cresta, porti rispetto, perché percepisci forte la tua dipendenza da quella stessa terra che può decidere di trattarti bene, nutrirti, dissetarti, oppure tremare e distruggere. Distruggerti.

 

Franco Arminio poesie

 

Come in ogni libro di poesie ben riuscito, anche in questo la buona vecchia legge del “5-10-ilresto” funziona a meraviglia.

Funziona così: preso un qualsiasi libro di poesie, di qualsiasi autore, di qualsiasi epoca, se è un libro riuscito allora la divisione dei componimenti accade con la seguente scansione.

  • 5 poesie sono sublimi – pura bellezza calata negli orecchi, da gustare in solitudine
  • 10 poesie sono bellissime – da leggere se vuoi fare colpo
  • il resto è poco interessante

Detta così sembra un difetto,  invece è un grande pregio, perchè quelle 5 poesie (di cui ovviamente, non farò nome 😉 )valgono “il prezzo del biglietto”.

Quindi, ne riporto una piccola, che a mio avviso raccoglie tutto quello che c’è da sapere per correre a comprare il Franco nella più prossima libreria.

 

Ascoltami, c’è voluto
mezzo secolo di vento
per mettere insieme
quello che ti sto
dicendo

 

 

Eh beh, cazzo. Chapeau.

Bravo Franco, davvero. Dal cuore.

Quando sotto le 20 parole trovi un autore che ti spacca la testa a metà, fa uscire l’aria viziata e poi te la riaggiusta con aria fresca e rinnovata, allora è fatta. 

È fatta, nel senso che la poesia ha fatto il suo gioco, ha computo il suo ruolo.

Per dirla con parole del Franco Arminio ti fa sentire

 

… zone lontane del mio corpo
che tornavano a casa

 

Questo è: ricucire un rapporto con la terra, col passato, con le usanze demodè dei paesi sperduti, di quegli accrocchi di case di pietra incastrati tra un bosco ed una collina.

E le poesie del Franchino, in Cedi la strada agli alberi, sembrano le mani di una massaia robusta, che al mattino presto, un’ora prima di quando il tuo ozio ti farebbe alzare, cominciano a spicciare casa, e ti cambiano aria, ti rifanno il letto, hanno già messo la cuccuma sul fuoco.

Il profumo del caffè, l’aria fresca ed umida della campagna.

Sono cura della casa e del terreno dell’anima. Affinché tu, io, noi lettori, possiamo coglierne un giorno, i suoi frutti.

 

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