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Kent Haruf — Le nostre anime di notte

Ho finito di leggere questo libro, di un autore che da un po’ di tempo è sulla bocca di molti miei amici.

Me lo ha consigliato il mio amico libraio, Pietro, indicandomi come “lettura fondamentale” la trilogia della pianura, una serie di tre romanzi brevi, in cui Kent Haruf racconterebbe di vicende e personaggi che vivono nella cittadina di Holt, nell’ est Colorado.

Ecco la foto dell’autore, un simpatico vecchietto ammerigano, pubblicato in età molto avanzata, ma sopratutto, obiettore di coscienza durante la guerra nel Vietnam, dimostrando da subito che a lui piaceva la dolcezza placida della vita di provincia, anziché l’azione.

Kent Haruf
credit @Michael Lionstar

Morto nel 2014, in Italia “Le nostre anime di notte” è stato pubblicato nel 2015, perché invece il traduttore non è ancora morto.

La storia è di due vecchietti, invedovizzati, che si chiamano Luis e Addie.

Addie va da Luis, e gli chiede se può passare una notte da lei. Per addormentarsi insieme, per parlare al buio.

Luis accetta, e da lì si apre una serie di diapositive animate sulle implicazioni sociali e relazionali che questa “tresca senza sesso” scatena nella annoiata (e retrograda, moralista e provinciale) Holt.

Le “istantanee” sono collegate l’una all’altra, ma lo stile asciutto, soleggiato e “verista”, che lascia poco spazio alle descrizioni e fa vivere atti, quinte e fondali delle scene attraverso un discorso diretto senza punteggiatura alcuna, come se il parlato dei personaggi fosse parte integrante dell’ambiente.

Come se i dialoghi costruissero fisicamente il boccascena dove Luis ed Addie, conducono la loro avventura audace e rivoluzonaria.

Atti di tenerezza cercasi

Più che atti di amore, si cercano atti di tenerezza, di tacita comprensione e vicinanza, per esorcizzare la morte che è sempre più vicina.

La morte che si è presa la moglie di Luis, il marito di Addie, la figlia di Addie, la vicina dei due vecchi.

La morte che, ad una certa età, ti aspetti di incontrare un po’ ovunque, all’improvviso.

In un mondo in cui i libri più letti e venduti parlano di grani avventure, di grandi eroi, di grandi amori, ne “Le nostre anime di notte“, troviamo invece una bella storia, condita con uno stile preciso e coerente.

Leggere Haruf, ed in particolare questo libro, è un po’ come trovare una vecchia scatola in soffitta, e scoprire figurine vecchie, la trottola del nonno, una lettera del primo amore.

Ed invece ci troviamo un carillon con due personaggi, Luis ed Addie, che con una musichina allegra ma non troppo, si avvicinano l’un l’altro, si sfiorano, per poi tornare a separarsi.

Kent, in questo libro, affronta in modo puro e distaccato anche temi più impegnativi: la fragilità delle coppie di 30-40enni odierni, costantemente impegnati in divorzi ed egoismi, l’ipocrisia del paese, la tecnologia che allontana i bambini dalla loro più intima gioia di vivere.

Ma il pregio di Haruf, è proprio questo: assenza totale di giudizio, una semplice “cronaca di colore” di ciò che sta accadendo oggi, di come i “sani principi” siano al contempo un porto sicuro ed un vincolo duro a sciogliersi.

Perché alla fine, che male vi fanno, due vecchietti che dormono assieme?

 

 

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