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Marco Cardone — Italian Way Of Cooking

Mi è capitato di leggere, su consiglio di amici, e per i casi della vita che accadono quando Dio non si fa i casi suoi, Italian Way of Cooking, di Marco Cardone.

Io non leggo fantasy. Ma ho scoperto che esiste qualcosa che si chiama fantasy e non riguarda elfi merdosi diafani o storie banalotte condotte da personaggi dai nomi impronunciabili, che figliano in dinastie talmente aggrovigliate che Garcia Marquez levati tu e “cent’anni di solitudine”.

Ecco, questo è un libro Fantasy, nel senso che inserisce nel quotidiano un po’ di fantastico, con numerosi effetti collaterali.

Marco Cardone

Ho scoperto codesto autore proprio grazie a Italian Way Of Cooking (COMPRALO QUI, link affiliato Amazon —> COMPRA LIBRO ADESSO), e di cui ho letto anche ASAP, scritto a quattro mani con Livio Gambarini (in arte Livio Gambarini), e non ho potuto non notare una vera artigianalità della scrittura. Una cura impercettibile che si nota solo quando, poche ore dopo aver scorso le prime pagine del libro, ci si trova alla fine.

Quindi il libro è corto?

Nono, si è semplicemente trascinati da uno stile ed una storia freschi e affilati, frutto, secondo me, di numerose riscritture e di una ponderatezza nell’outline della storia che raramente si trova nei testi odierni. Anche se partoriti o editati da case editrici blasonate.

Italian Way Of Cooking

Dai, facciamo che da adesso in avanti il libro si chiama IWOC (Italian Way Of Cooking) .

Ecco la copertina: italian_way_of_cooking_marco_cardone

Il libro è edito da Acheron Books (292 pagine, 12,00€) e disponibile anche in formato digitale.

La storia parla di un cuoco, Nero, che gestisce un ristorante nelle colline del Chianti, e che proviene da un periodo burrascoso (volevo scrivere “nero” ma mi sono fatto schifo da solo) fatto di terremoti, di debiti ed una separazione con figli a carico.

Insomma, una merda.

E il futuro non si prospetta roseo, con una clientela anziana ed abitudinaria (specie sui prezzi delle portate), i creditori alle porte e una vita sentimentale (e sessuale) uggiosa.

Elemento scatenante: un mostro cerca di mangiarsi i figli di Nero. Combattimento, mostro muore, carcassa da far sparire, notizie di un killer nel Chianti, morti sospette. Ecco gli ingredienti. La ricetta è deducibile, ma non fino in fondo.

Da qui parte una storia fatta di soluzioni improvvisate, catastrofi evitate per una botta di culo o per gli insegnamenti dello spirito guida, che in una cultura di massa, non può che essere un personaggio degli schermi: Mr Tatanka.

Improbabili caratteri, dalla sbirra feticista del velox, al cacciatore impenitente e latifondista Lapo, al maresciallo Patanè, con i suoi segreti paranormali, condiscono come spezie una pietanza letteraria di esotica fattura, pur non allontanandosi mai dalle toscolane terre.

Uno dei concetti più belli inseriti è quello della “minividenza” una sorta di sfumatura opposta alla “evidenza”, cioè la capacità dei mostri di non farsi vedere, anche quando visti. La capacità di confondersi con l’ambiente ad un livello mentale, prima che ottico. Una sorta di mimetismo che non agisce su forme e colori, ma sull’inconscio.

Un espediente narrativo di grande forza, che potrebbe avere l’effetto collaterale, di suggestionarti, mentre passeggi nei boschi, di essere seguito da un porco mannaro, o da un bisso-galeto, e di non poterlo vedere a causa della sua minividenza.

Questo libro, in definitiva, non dovrebbe cadere nella minividenza data dalla sovraesposizione alle informazioni cui siamo sottoposti dai media, e a cui ci si sta lentamente abituando; anzi, dovrebbe essere letto e riletto, ed avere il successo che merita, perché traspare, finalmente, una scrittura altruista (verso il lettore, ovviamente) nei termini di redazione di un prodotto di qualità, formale e contenutistica.

IWOC è una bella storia, politicamente scorretta, salace e compiuta, che si lascia seguire come l’occhio seguirebbe naturalmente una circonferenza disegnata nella sabbia.

Sopratutto, per quanto paia scontato (e non lo è affatto, oggigiorno) è scritta bene, con spunti freschi e angoli di pagine che cuociono l’humour al punto giusto.

Al termine del libro, una serie di cammei letterari, nascosti sotto forma di ricettario mostruoso, che chiudono con un vezzo un libro intenso, una storia divertente nonostante le tinte forti.

Che effetto fa mangiare i mostri? Non ve lo posso dire, perché dall’ultima volta che ho assaggiato una sirena, non ricordo nulla…

Bravo Marco, voglio il seguito.

 

D’

 

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