Diapostrofo – Ciotola

    Poesie - diapostrofo

    Da anni ormai mangio in una ciotola di legno, a casa mia. I rari ospiti la guardano con fare tra lo schifato (pochi) ed il divertito (i più).

    In realtà la ciotola è un simbolo, un simbolo antico, ed uno dei primi manufatti in assoluto, fatto per accogliere e non per colpire.

    Forse, è l’essenza del femminile, forse, semplicemente, mi da fastidio il ferro sulla ceramica.

    Però ogni tanto, mangiate nel legno, con un cucchiaio grezzo.

    Le cose sapranno di antico, di vero, perfino il brodo Star.

    Ciotola

    Par nuova ed invece
    l’odore del legno e del cibo
    lavato con acqua e straccio

    di pane di sugo di umido
    chissà
    che pensano se non
    che sia un vezzo eccentrico
    una via strana, per l’unicità

    forzata nella bizzarrìa,
    roba che non si vede
    insomma
    da queste parti qua.

    Invece

    Ogni boccone mi diventa
    un segno di benessere raggiunto
    il fine orlo sulla povertà.

    Ogni crepa di lei è un momento
    che affila il pensiero netto
    che anche i miei anni
    siano una ciotola

    crepata dal tempo, e dall’umidità.

    Ma una ciotola, finché tiene,
    può contenere tutto e tutti.
    La liquida essenza delle cose,
    cucinate con le mani della bontà.

    Nel legno mi perdo con gli occhi
    ed un pasto è la linea curva
    tra il trambusto che c’è fuori
    e la felicità.

     

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