Diapostrofo — Fede

    Poesie - diapostrofo

    I miei piccoli passi nel mondo della fede sono stati incerti, pieni di dubbi.
    Eppure, tutto torna sempre lì, come un fulcro, come un centro, come un’eclisse.
    A portare nuova luce.

    Il riferimento è ovviamente ad una religione più semplice, sincretica, universale. Non ad una religione pomposa e innamorata delle proprie liturgie.

     

    FEDE

    Io che ho spiato la fede
    solo da dietro le candele
    che recitavo preghiere
    con il ghigno dello scherno

    Io che nascosto dentro
    l’offertorio, il confessionale
    in una canna dell’organo spiavo
    con curiosità animale.

    Pensando fosse un gioco
    la presunzione di essere parte
    di una schiatta affrancata
    grazie alla sola ragione.

    Io che, ora,  son più simile
    al volto dell’incenso
    che ad un credente fiero ed umile
    acceso nella sua vita, piena di senso.

    La realtà è che il respiro
    si calma solo con la fede
    che non è chiesa o clero, ma un tiro
    di aria fresca a chi, a volte, cede.

    Ogni giorno l’attesa
    del miracolo:
    sentirsi sull’ultimo inginocchiatoio
    e voler raggiungere
    l’interno del tabernacolo.

    E non Benedico solo il Padre,
    padre nostro, loro e di tutti,
    ma anche e sopratutto la madre,
    che, pacata, sopporta sofferta i lutti.

    Pregando davvero:

    Io credo nel dio dei miti,
    nel dio dell’acqua e delle selve
    il dio che sorride ad ogni passo
    il dio del sangue dei fratelli e delle sorelle.

    Io credo nel dio dei folli
    il dio dei matti, dei cupi, dei tristi,
    che accarezza il capo dolce
    dei buoni gesti non visti.

    Io credo in un dio semplice
    un dio alla buona.

    Ad un dio così
    anche uno come me
    s’abbandona.

     

    D’

     

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