Lascia che si addormentino

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    Una poesia sul lago, sul divertimento a tutti i costi, e sulle notti tarde, troppo tardi anche per  i tiratardi.
    Quelle notti insonni, che “abbiamo da fare” e quel fare potrebbe anche solo essere un rimpianto, o un oziare vago.

    Lascia che si addormentino

    Anche loro e le loro voci
    stanno scemando dopo lunghe
    ore dopo
    il tramonto.

    I leoni da cocktail, le risate spinte,
    le orecchie sorde che pulsano ancora
    al ritmo del rumore

    Tu lascia che si addormentino

    Ed allora usciremo noi
    come gatti furtivi la notte
    e rovisteremo in ciò che resta
    dei nostri cuori assorti

    La solitudine dei vinti
    è uno stato di grazia
    una dolce puntura al tallone
    un graffio di baffo di gatto,
    che richiama l’attenzione.

    Lascia che s’addormentino

    Noi abbiamo di che fare,
    la notte è scura solo
    ad imitare
    un fiotto di capelli neri scosti
    dagli occhi in un sol lago fissi.

    Tu che vegli e che ritorni
    fuori ora che loro, si son lasciati dormire
    e silenziosa passi un passo
    ad un passo da me e ci guardiamo.

    Lascia che si addormentino

    Non riuscirebbero a sostenere
    il giudice della coscienza
    il giudice del futuro
    che accompagna alla clemenza
    ogni rinuncia, ogni angolo
    tenuto al sicuro

    Lascia che si addormentino

    Che ti perdi? Chissà.
    Forse solo una notte un po’ più scura,
    I tuoi capelli con lei.

    Il gatto fa le fusa,
    un guizzo si volta
    guarda il lago annusa l’aria
    già mi manca
    e se ne va.

     

     

     

     

    Photo by Andre Benz on Unsplash

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