Sull’urlo del pianto

    foglia che brucia

    Anno del Signore (ma quale?) 2022, il sei gennaio, di giovedì.

    Non mi importa se ora 
    confondete convinzione 
    con convenienza 
    e accettate irricevibili
    illegittime 
    illogiche dita 
    intorno ai vostri colli. 
    
    Non noto se 
    ballate 
    ad un ritmo non vostro, 
    paurosi della frusta
    su due zampe 
    attendendo 
    lo zucchero matricale 
    o la carezza paterna. 
    
    Non vivo che per i miei occhi 
    e loro non vi vedono:
    siete confusi
    nella fuliggine 
    che cade dal fumo
    della vostra libertà, data alle fiamme. 
    
    Audio le voci, certo, ora grosse 
    gracili in soliloquio e potenti solo in coro. 
    
    Calerà il fumo, sparirete nei vostri resti. 
    Sentirò gemere ancora, distrattamente, 
    qualcuno ancora salvo, forse, 
    camminante sull'urlo del pianto. 
    
    Elemosinate da chi vi affama, 
    e chi vi affama vi offre 
    pane per scaldarvi 
    e legna 
    da cucinare. 
    
    Troppo spesso avete confuso
    il libare con l'essere liberi. 
    
    Gli errori si pagano con monete di tempo. 
    E il tempo finisce, di ciascuno,
    prima del tempo previsto. 
    
    Sia lode, sia lode, 
    sia lode eterna all'inviolato. 
    Ché un tempo così per inviolarsi 
    non c'era mai Stato. 
    
    D' 
    

    Photo by Ahmed Zayan on Unsplash

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