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T’amomare

    diapostrofo

    Una poesia sul mare.

    T'amo mare 
    che mi portasti mio marito 
    ho dato l'anello ad un camallo
    sul collo un bacio lungo. 
    
    Io un naufragio 
    di questa provincia 
    che vive d'estate 
    e d'inverno rinuncia 
    lui un albero su cui 
    feci vela presto. 
    
    Tre figli una femmina 
    due maschi e le braccia 
    mie come le sue ormai 
    tranne le vene 
    che a lui sempre 
    si videro gonfie, 
    come a dire 
    che il sangue 
    non avesse da scorrere 
    troppo sottosuolo, come 
    a dire che il mare grosso 
    scorresse un poco 
    anche lì sotto.  
    
    Il volo degli uccelli 
    del mare la domenica pomeriggio 
    delle primavere 
    da sola in attesa di un tornare, 
    a piangere e dire grazie. 
    
    Ché il mare m'ha portato 
    un marito e un giorno 
    se l'è ripreso morto 
    forse oppure 
    fuggito 
    tre figli due maschi 
    una femmina grandi. 
    
    Nei loro gesti e modi 
    si aggira ancora il marito 
    che viene dal mare non mi manca
    che la pioggia di alcuni
    sguardi che non trovarono 
    più sostituti. 
    
    I mariti del mare 
    sono un prestito 
    o forse tutti, non so, 
    siamo una promessa di Dio
    in mani gracili, 
    inclini all'oblio. 

    D’

    Photo by James Eades on Unsplash

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